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venerdì 2 gennaio 2015

La signora di Avalon, di Marion Zimmer Bradley

Un paio di settimane fa stavo gironzolando in una libreria dell'usato, dove conto (assolutamente) di tornarci.
Molto intelligentemente entro (uso il presente, mi sembra più dinamico) spedito nella stanza più grande, non guardandomi più di tanto intorno.
Lì vedo un mucchio di libri, raggruppati o in ordine alfabetico o per tipologia.
Al che, ho iniziato a cercare disperatamente la sezione Fantasy, Urban Fantasy, YA  o qualsiasi altra cosa simile. Niente. 
Inizio allora a cercare un libro che volevo da tanto, che di suo sarebbe costato parecchio, ma che lì sarebbe costato la metà. Cerco con l'iniziale del cognome, niente; cerco con l'iniziale del nome, niente; cerco con l'iniziale del titolo (con e senza articolo), niente. Chiedere al proprietario no.
Rassegnato, allungo lo sguardo su quegli enormi scaffali, tentando di trovare qualcosa che potesse piacermi.
Nel frattempo il proprietario fa presente che sono le 13 e che deve andare a prendere il figlio da scuola. Voltandomi per scusarmi, lo vedo: La signora di Avalon.
Vengo assalito dai bei ricordi della lettura de Le nebbie di Avalon, e senza pensarci su due volte lo prendo e mi affretto alla cassa.
Cosa scopro, lì? C'è una sezione per Fantasy, YA et similia. E io non l'avevo vista, perché ero corso spedito nella stanza più grande. Le apparenze ingannano, ne ho avuta la conferma.
Devo assolutamente tornarci.


La signora di Avalon, di Marion Zimmer Bradley
TEA, 563 pagine, €8.50
Trama: Nella Casa nella Foresta le tre più potenti sacerdotesse della Grande Dea attendono il compiersi della vendetta: Caillean avvolge Avalon nelle nebbie contro l'ostilità del mondo e vi alleva l'orfano erede della mistica stirpe reale; Dierna assiste al compiersi della profezia con il matrimonio tra una giovane novizia e un generale romano; e Viviane, grande sacerdotessa di Avalon e Signora del Lago, custodisce il Sacro Graal e prepara la strada al re che deve venire, colui che solo può cambiare il triste destino della terra delle nebbie.

Dopo la bellezza de Le nebbie di Avalon, letto anni fa in seguito alla crisi del termine della quarta stagione di Merlin a una mia "infatuazione" per il ciclo arturiano, mi aspettavo molto da questo libro, pur avendo dei timori.
Le mie aspettative sono state raggiunte? Sì e no.
Avalon, per chi non lo sapesse, è una mitica terra (secondo alcuni l'attuale Glastonbury) narrata anche nel ciclo arturiano; qui vengono istruite sacerdotesse e druidi (con modalità e rituali che ricordano quelli wicca, poiché si adorano il Dio e soprattutto la Dea), donne e uomini votate agli dèi.
Le 563 pagine sono ripartite in tre sezioni. Nella prima compare Caillean (ho controllato su Google Traduttore la pronuncia, Caion), Somma Sacerdotessa che conosce Selene, principessa dei Faerie, e Gawen, ragazzo mezzo britanno e mezzo romano, definito Figlio di Cento Re dalla Regina dei Faerie, il Piccolo Popolo, le fate.
Gawen sarà una figura chiave non solo in questa prima parte, ma anche nelle successive: Caillean, infatti, sosterrà che le loro anime (la sua, di Gawen e di Selene) sono destinate a incontrarsi nuovamente.
Al termine della prima parte, una magnifica sorpresa: scopriremo come si sono formate le mistiche nebbie dell'isola sacra.
Segue quindi la seconda sezione, quella che mi è piaciuta di meno.
Dierna, nuova Somma Sacerdotessa, accoglie Teleri, nobile britanna, ad Avalon. Grazie ai suoi poteri magici, Dierna salva Carausio, un ammiraglio romano, da un naufragio.
Questa seconda parte è stata davvero noiosa: tutta la storia mi è sembrata forzata, come sostiene del resto Dierna, pertanto nella lettura viene da chiedersi perché questo? 
La terza parte è antecedente a Le nebbie di Avalon e compare il personaggio di Viviana, presente anche nell'altro libro. Qui la Bradley ci fa conoscere meglio il personaggio, che teme di non esser amata dalla madre, una vera antipaticona nel 90% dei casi.
Anche qui compaiono personaggi il cui ruolo è assimilabile a quello di Selene e Gowan (dopotutto, forse, Caillean aveva ragione), ma stavolta una buona fetta della narrazione, al contrario delle prime due parti, riguarda Viviana.

Veniamo a noi. Il mio principale timore era che il libro fosse noioso e pesante, dato che anche Le nebbie, che pure dovrebbe essere il miglior libro della serie, lo è in diversi momenti.
Tuttavia, fiducioso, inizio la lettura. E scopro che i timori sono fondati.
Forse, però, la colpa è mia, che ultimamente non sono più amante del fantasy come una volta, eppure le vicende, di per sé, mi attraggono moltissimo. La "colpa" forse è dell'autrice, che adottando uno stile un po' pesante sminuisce l'attenzione del lettore.
Fatto sta che, a un certo punto, non vedevo l'ora di finire il libro. 
Abbandonarlo no, mi dispiaceva, poiché, oltre al fatto di non voler mai lasciare una lettura a metà, tutto sommato il libro mi attraeva.
Fatto sta che, una volta chiuso, ho tirato un sospiro di sollievo: ora potevo buttarmi nella lettura successiva.
Attenzione, però! Detta così, il libro sembrerebbe da evitare come la peste, ma vi sconsiglio di farlo: bisogna dargli un'opportunità, perché, magari, io l'ho letto in un momento non adatto a quel tipo di lettura, chissà.
La Bradley ha la straordinaria capacità di evocare tempi lontani e terre remote e magiche. Leggendo, sembra quasi di essere lì, ad Avalon, e di partecipare ai rituali per la Signora.
I personaggi sono ben costruiti, sebbene Dierna agisca in una maniera non del tutto chiara, sostenendo di seguire la volontà della Signora (è così o no?).
La nota negativa, secondo me, è che, alla fine, il romanzo è un ripetersi della stessa storia e degli stessi personaggi (Caillean, Gowan e Selene, i tre "archetipi") in salse differenti. Per questo la seconda sezione non mi è piaciuta: le dinamiche sono state simili alla prima, mentre la terza, variando maggiormente (ma comunque relativamente), mi è piaciuta di più.
Non so se vorrò continuare la serie (che sinora mi è sembrata composta da libri poco collegati gli uni agli altri, pertanto leggibili anche in ordine sparso); a stretto giro di posta sicuramente no, temo un "peggioramento". A lungo termine, forse, potrei leggere qualcos'altro.


Libro carino, mi aspettavo un po' di più

giovedì 1 gennaio 2015

Le cronache di Narnia, di C.S. Lewis

Appartengo a quella schiera di lettori che non amano leggere libri eccessivamente popolari. Motivo per cui ho conosciuto in maniera approfondita il mondo di Harry Potter solamente a dicembre 2013.
Per lo stesso motivo ho un po' snobbato Le cronache di Narnia, ma, ritenendola una sorta di lettura "necessaria", mi sono deciso a leggerla.
E a volermi bastonare per non aver letto prima la saga.

Le Cronache di Narnia, di C.S. Lewis
Mondadori, 1152 pagine
Trama: Viaggi fino alla fine del mondo, creature fantastiche, epiche battaglie tra il bene e il male: cosa avrebbe potuto aspettarsi di più un lettore? Scritto nel 1949 da C.S. Lewis, "Il leone, la strega e l'armadio" inaugurò la serie dei sette volumi che sarebbero divenuti celebri come "Le Cronache di Narnia". Un capolavoro che trascende il genere fantasy, ormai riconosciuto tra i classici della letteratura inglese del Novecento. C.S. Lewis lo scrisse con la dichiarata intenzione di rivolgersi ai bambini, ma non solo a loro. Era convinto, infatti, che "un libro non merita di essere letto a dieci anni se non merita di essere letto anche a cinquanta". Un'incredibile girandola di personaggi (fauni, ninfe, streghe, animali parlanti, eroici guerrieri), per il ritmo incalzante dell'avventura, ma anche per l'insolito spessore che tradisce l'immensa cultura di un autentico scrittore, noto medievalista dell'Università di Oxford, capace di attingere dalla vasta letteratura inglese quanto dalle allegorie dantesche.

Ho divorato i sette libri nel giro di sei giorni (la "scusa" usata con gli amici è stata che i libri non superavano le 200 pagine ciascuno), sei giorni che sono stati grandiosi e magici.
Il mio libro preferito della serie è Il nipote del mago, il primo in ordine cronologico (interno) che narra le vicende alla base della fondazione del regno di Narnia.
Lewis adotta, in tutta la saga, uno stile leggero, a tratti divertente e ironico, che rende tutte le vicende piacevolmente leggibili.
I personaggi forse non sono ben caratterizzati come in altri romanzi, ma, trattandosi di una serie "per bambini" (ma, come lo stesso Lewis scrive nell'introduzione, destinata anche agli adulti, che amano ritornare all'infanzia), questa "superficialità" è del tutto scusabile.
I fratelli Pevensie, protagonisti dal secondo al quinto libro, mi sono molto piaciuti, specialmente Lucy, tenera e dolce; meno piacevoli (ma forse perché mi ero affezionato ai quattro Pevensie) il loro cugino Eustachio e la sua amica Jill.
Non è un amore?
Il leone Aslan è una figura autorevole e potente, che però alcune volte è assimilabile quasi a un deus ex machina, risolutore di situazioni difficoltose.
Tenerissime le tante figure mitologiche e animali, come la simpatica coppia di castori, il gentile signor Tumnus e tutti gli animali parlanti che rappresentano il popolo di Narnia.
Se penso alla parola Narnia, nella mia mente vengono evocate straordinarie e lussureggianti praterie verdi smeraldo, sconfinate foreste, sterminati mari e una sensazione di pace e serenità. Narnia è una sorta di paradiso (sebbene in ognuno dei sette libri venga scossa da un dato evento) dove sarebbe bellissimo perdersi, vagando in territori affascinanti e sconosciuti, pieni di animali fantastici, che magari sorseggiano tè e sgranocchiano pasticcini, all'ombra di una grande quercia.
Quando sono giunto alla parola fine del settimo libro, mi è scesa una malinconia pazzesca, perché avevo terminato una serie che mi aveva in qualche modo emozionato e fatto sognare, alleggerendomi un po' dalle tante, e forse stupide, preoccupazioni quotidiane.

Libro fantastico, consigliatissimo!
Voi avete letto Le cronache? Che ne pensate?