domenica 4 gennaio 2015

Il libro della vita e della morte, di Deborah Harkness

Tra i miei regali di Natale, trovano sempre posto i libri; quello della Harkness, poi, era nella mia lista "da leggere" da parecchi mesi.


Il libro della vita e della morte, di Deborah Harkness
Piemme, €19,90; 754 pagine
Trama: Quando Diane Bishop, una giovane storica studiosa di alchimia, scopre nella Bodleyan Library di Oxford un antico manoscritto che vi era rimasto celato per secoli, non si rende conto di aver compiuto un gesto decisivo per la sua vita. Discendente da una stirpe di streghe, Diane aveva sempre cercato di vivere una vita normale, da cui la magia era rigorosamente bandita. Ma ora sente che il potere del manoscritto è più forte di ogni sua decisione e, nonostante tutti i suoi tentativi, non riesce a metterlo da parte. Diane però non è la sola ad avvertirne con prepotenza l'attrazione. Perché le streghe non sono le uniche creature ultraterrene che vivono a fianco degli umani: ci sono anche demoni, fantasiosi e distruttivi, e vampiri, eternamente giovani; e tutti sono interessati alla scoperta di Diane. Uno in particolare si distingue dagli altri, Matthew Clairmont, un vampiro, professore di genetica appassionato di Darwin. Il cui interesse per il manoscritto viene presto superato da quello per la giovane strega. Insieme intraprendono il viaggio per sviscerare i segreti celati nell'antico libro. Ma l'amore che nasce tra loro, un amore proibito da leggi radicate nel tempo, minaccia di alterare il fragile equilibrio esistente tra le creature e gli umani, scatenando un conflitto che può avere conseguenze fatali.

Tempo fa, girovagando su IBS, mi sono imbattuto in questo libro: un libro sulle streghe? - ho pensato - deve essere mio!
Infatti, dopo aver letto I diari delle streghe, Stryx, Le streghe di East End e altri libri simili, ho capito (o meglio, ho avuto la conferma) che le streghe sono personaggi tremendamente affascinanti, sia che siano vissute secoli addietro sia (anzi, soprattutto) che vivano ai giorni nostri.
Pertanto, alla domanda "Cosa vuoi per Natale?" avevo già una pronta risposta.
Il titolo originario del romanzo è A discovery of witches (Una scoperta delle streghe), a mio parere più coerente e affascinante rispetto a quello italiano (per il quale i miei parenti mi hanno chiesto cosa diavolo stessi leggendo, con impressa un'espressione piuttosto schifata).
L'intera (e corposa) vicenda è narrata da Diana Bishop, una strega americana laureata in storia, che però ha deciso di rinnegare la sua natura soprannaturale e di non avvalersi mai, salvo casi eccezionali, della magia.
Ora, chiunque di noi prenderebbe a ceffoni Diana, che dispone di tale privilegio; la non-tanto-strega, tuttavia, ha le sue ragioni.
Diana è dotata di straordinaria intelligenza, a tal punto da essersi laureata già all'età di 20 anni nello studio della storia dell'alchimia. 
Nella biblioteca di Oxford si imbatte dapprima in uno strano manoscritto e poi in un vampiro, un certo Matthew Clairmont, avvenente professore universitario. Diana sa di doversene stare alla larga: le tre razze soprannaturali (streghe/stregoni, demoni e vampiri) devono starsene il più possibile separate e tranquille, vuoi per la loro pericolosità, vuoi per non destare l'attenzione degli umani.
I vampiri, poi, vanno matti per il sangue delle streghe.
Ma questa strega in particolare si sente attratta dal vampiro, che dimostra stranamente un atteggiamento protettivo: la scoperta di Diana ha ridestato l'interesse assopito delle altre creature nei confronti del manoscritto, la cui funzione sembra però essere pressoché sconosciuta.
Passando da un atteggiamento di repulsione/attrazione a uno di collaborazione "professionale" e ad altro ancora, Diana e Matthew si avvicinano sempre più l'una all'altro.
Ciò che mi è piaciuto del libro, e in particolar modo della storia d'amore tra i due, è stata la forte presenza di assurdi pregiudizi da abbattere.
L'amore tra una strega e un vampiro è fuori dalle regole, i due dovrebbero essere acerrimi nemici: Diana e Matthew, assieme ad altri personaggi, dovranno fronteggiare le menti chiuse delle altre creature, per le quali il loro amore è un abominio tremendamente perverso.
Se i due protagonisti potranno affrontare mille peripezie, sarà proprio grazie alla forza del loro amore, che li rende in qualche modo invincibili: il manoscritto fa gola a molti, dato il suo potenziale pressoché sconosciuto e forse anche illimitato. Tra i "molti" compare Peter Knox, stregone senza scrupoli, che, assieme alla Congregazione, un organo atto a mantenere l'ordine fra le creature, tenterà di tutto per impossessarsi del manoscritto, scomparso nuovamente, e per tentare di comprendere la magia di Diana, che sembra potentissima, anche se la strega ne sembra ignara: il suo rifiuto verso la magia, infatti, l'ha resa inesperta dei suoi poteri, che non riesce a controllare.
Fondamentale sarà l'aiuto di Ysabeau, l'affascinante madre vampiro di Matthew, e di Sarah ed Emily, l'unica famiglia che la strega possiede, grazie a cui Diana tenterà di padroneggiare la sua magia, che sembra così instabile.
Encomiabile, secondo me, la conoscenza della Harkness delle lingue antiche, come il francese arcaico o l'occitano; ma soprattutto è straordinaria una cosa: la fondatezza scientifica del soprannaturale, un apparente ossimoro.
Matthew, infatti, come molti altri soprannaturali, studia, tramite la scienza (test del DNA, analisi sanguigne...) la magia. Sono stupende le pagine in cui Diana scopre il lavoro di un team di vampiri, che tenta di scoprire se esista un antenato comune alle quattro razze del pianeta, le tre soprannaturali e quella umana.
Così, scopriamo che la "magia" è tutta nei cromosomi, veniamo a conoscenza del DNA mitocondriale, della Eva e della Lilith mitocondriale, dei quattro clan genetici e così via.
È come se la magia venisse "legittimata" tramite la scienza. Spero che siano presenti pagine simili anche nel libro successivo.
Tutti i personaggi del libro sono ben caratterizzati; Diana non è (guai a dirlo!) una damigella in pericolo: di pericoli ne passa davvero tanti e il più delle volte ne emerge grazie alle sue sole forze.
Matthew è una figura spesso ambigua e misteriosa, difficile da inquadrare, ma comunque affascinante sotto molti aspetti: conoscenza, intelligenza, risolutezza.
Sarah ed Emily, pur essendo innamorate l'una dell'altra, assumono spesso un divertente atteggiamento da "zie zitelle", tremendamente iperprotettive e petulanti.

Leggendo vari commenti, ho visto che c'è chi sostiene che il romanzo è meraviglioso e chi, invece, che non lo è assolutamente.
Ammetto che il primo centinaio (abbondante) di pagine non mi è piaciuto: pur contenendo importanti avvenimenti mi risultava noioso, in qualche modo. E di ciò mi dispiacevo, perché era un libro che desideravo leggere da tanto.
Tuttavia, proseguendo con la narrazione, il libro ingrana parecchio, diventando piuttosto piacevole e intrigante: tutto sommato non mi sembra di aver letto oltre settecento pagine nel giro di quattro giorni!

Bel libro! Lettura consigliata!

venerdì 2 gennaio 2015

La signora di Avalon, di Marion Zimmer Bradley

Un paio di settimane fa stavo gironzolando in una libreria dell'usato, dove conto (assolutamente) di tornarci.
Molto intelligentemente entro (uso il presente, mi sembra più dinamico) spedito nella stanza più grande, non guardandomi più di tanto intorno.
Lì vedo un mucchio di libri, raggruppati o in ordine alfabetico o per tipologia.
Al che, ho iniziato a cercare disperatamente la sezione Fantasy, Urban Fantasy, YA  o qualsiasi altra cosa simile. Niente. 
Inizio allora a cercare un libro che volevo da tanto, che di suo sarebbe costato parecchio, ma che lì sarebbe costato la metà. Cerco con l'iniziale del cognome, niente; cerco con l'iniziale del nome, niente; cerco con l'iniziale del titolo (con e senza articolo), niente. Chiedere al proprietario no.
Rassegnato, allungo lo sguardo su quegli enormi scaffali, tentando di trovare qualcosa che potesse piacermi.
Nel frattempo il proprietario fa presente che sono le 13 e che deve andare a prendere il figlio da scuola. Voltandomi per scusarmi, lo vedo: La signora di Avalon.
Vengo assalito dai bei ricordi della lettura de Le nebbie di Avalon, e senza pensarci su due volte lo prendo e mi affretto alla cassa.
Cosa scopro, lì? C'è una sezione per Fantasy, YA et similia. E io non l'avevo vista, perché ero corso spedito nella stanza più grande. Le apparenze ingannano, ne ho avuta la conferma.
Devo assolutamente tornarci.


La signora di Avalon, di Marion Zimmer Bradley
TEA, 563 pagine, €8.50
Trama: Nella Casa nella Foresta le tre più potenti sacerdotesse della Grande Dea attendono il compiersi della vendetta: Caillean avvolge Avalon nelle nebbie contro l'ostilità del mondo e vi alleva l'orfano erede della mistica stirpe reale; Dierna assiste al compiersi della profezia con il matrimonio tra una giovane novizia e un generale romano; e Viviane, grande sacerdotessa di Avalon e Signora del Lago, custodisce il Sacro Graal e prepara la strada al re che deve venire, colui che solo può cambiare il triste destino della terra delle nebbie.

Dopo la bellezza de Le nebbie di Avalon, letto anni fa in seguito alla crisi del termine della quarta stagione di Merlin a una mia "infatuazione" per il ciclo arturiano, mi aspettavo molto da questo libro, pur avendo dei timori.
Le mie aspettative sono state raggiunte? Sì e no.
Avalon, per chi non lo sapesse, è una mitica terra (secondo alcuni l'attuale Glastonbury) narrata anche nel ciclo arturiano; qui vengono istruite sacerdotesse e druidi (con modalità e rituali che ricordano quelli wicca, poiché si adorano il Dio e soprattutto la Dea), donne e uomini votate agli dèi.
Le 563 pagine sono ripartite in tre sezioni. Nella prima compare Caillean (ho controllato su Google Traduttore la pronuncia, Caion), Somma Sacerdotessa che conosce Selene, principessa dei Faerie, e Gawen, ragazzo mezzo britanno e mezzo romano, definito Figlio di Cento Re dalla Regina dei Faerie, il Piccolo Popolo, le fate.
Gawen sarà una figura chiave non solo in questa prima parte, ma anche nelle successive: Caillean, infatti, sosterrà che le loro anime (la sua, di Gawen e di Selene) sono destinate a incontrarsi nuovamente.
Al termine della prima parte, una magnifica sorpresa: scopriremo come si sono formate le mistiche nebbie dell'isola sacra.
Segue quindi la seconda sezione, quella che mi è piaciuta di meno.
Dierna, nuova Somma Sacerdotessa, accoglie Teleri, nobile britanna, ad Avalon. Grazie ai suoi poteri magici, Dierna salva Carausio, un ammiraglio romano, da un naufragio.
Questa seconda parte è stata davvero noiosa: tutta la storia mi è sembrata forzata, come sostiene del resto Dierna, pertanto nella lettura viene da chiedersi perché questo? 
La terza parte è antecedente a Le nebbie di Avalon e compare il personaggio di Viviana, presente anche nell'altro libro. Qui la Bradley ci fa conoscere meglio il personaggio, che teme di non esser amata dalla madre, una vera antipaticona nel 90% dei casi.
Anche qui compaiono personaggi il cui ruolo è assimilabile a quello di Selene e Gowan (dopotutto, forse, Caillean aveva ragione), ma stavolta una buona fetta della narrazione, al contrario delle prime due parti, riguarda Viviana.

Veniamo a noi. Il mio principale timore era che il libro fosse noioso e pesante, dato che anche Le nebbie, che pure dovrebbe essere il miglior libro della serie, lo è in diversi momenti.
Tuttavia, fiducioso, inizio la lettura. E scopro che i timori sono fondati.
Forse, però, la colpa è mia, che ultimamente non sono più amante del fantasy come una volta, eppure le vicende, di per sé, mi attraggono moltissimo. La "colpa" forse è dell'autrice, che adottando uno stile un po' pesante sminuisce l'attenzione del lettore.
Fatto sta che, a un certo punto, non vedevo l'ora di finire il libro. 
Abbandonarlo no, mi dispiaceva, poiché, oltre al fatto di non voler mai lasciare una lettura a metà, tutto sommato il libro mi attraeva.
Fatto sta che, una volta chiuso, ho tirato un sospiro di sollievo: ora potevo buttarmi nella lettura successiva.
Attenzione, però! Detta così, il libro sembrerebbe da evitare come la peste, ma vi sconsiglio di farlo: bisogna dargli un'opportunità, perché, magari, io l'ho letto in un momento non adatto a quel tipo di lettura, chissà.
La Bradley ha la straordinaria capacità di evocare tempi lontani e terre remote e magiche. Leggendo, sembra quasi di essere lì, ad Avalon, e di partecipare ai rituali per la Signora.
I personaggi sono ben costruiti, sebbene Dierna agisca in una maniera non del tutto chiara, sostenendo di seguire la volontà della Signora (è così o no?).
La nota negativa, secondo me, è che, alla fine, il romanzo è un ripetersi della stessa storia e degli stessi personaggi (Caillean, Gowan e Selene, i tre "archetipi") in salse differenti. Per questo la seconda sezione non mi è piaciuta: le dinamiche sono state simili alla prima, mentre la terza, variando maggiormente (ma comunque relativamente), mi è piaciuta di più.
Non so se vorrò continuare la serie (che sinora mi è sembrata composta da libri poco collegati gli uni agli altri, pertanto leggibili anche in ordine sparso); a stretto giro di posta sicuramente no, temo un "peggioramento". A lungo termine, forse, potrei leggere qualcos'altro.


Libro carino, mi aspettavo un po' di più

Ero cattivo, di Antonio Ferrara

Ero cattivo, di Antonio Ferrara
San Paolo Edizioni, 180 pagine, €15.00
Trama: Angelo, ragazzino cinico e violento appena uscito da una brutta storia, deve trascorrere un periodo di recupero in una comunità di campagna, sotto la tutela di padre Costantino, e in compagnia di altri ragazzi. Padre Costantino è sicuro delle possibilità di recupero di queste persone, perché crede ciecamente nel Bene. È importante però che queste persone abbiano un obiettivo. Quello di Angelo, da lui stesso scelto per provocazione, sarà di prendersi cura di un cane. Ma il Male irrompe nel piccolo gruppo sotto molteplici forme, talora violente e drammatiche, talora comiche, talora poetiche, talora metaforiche: come i morsi di un cane, il vizio del bere, i furti, la morte. Angelo è profondamente irritato da questo prete così ciecamente buono e ottusamente altruista. Eppure non è così sciocco da non vedere come l'atteggiamento di padre Costantino alla lunga abbia un'influenza positiva su tutte le persone che gli stanno intorno.

Ho ricevuto il libro a Natale e l'ho letto nel giro di un paio d'ore, forse anche un pochetto di meno: è una lettura estremamente semplice. Forse anche troppo.

Angelo ha 12 anni e è stupido stavolta, dopo averla combinata grossa, deve trascorrere un po' di tempo in compagnia di padre Costantino e di altri tre ragazzi.
Ora, non che mi aspettassi chissà quale capolavoro, ma sono stato un po' deluso.
A dirla tutta, è come se l'autore, non sapendo come impiegare un paio d'ore di un pomeriggio uggioso, abbia pensato di buttare giù una storia: o la va o la spacca.
La va? Be', insomma.
Il libro mi sembra esser stato scritto troppo frettolosamente: personaggi semplicemente piazzati nel "palcoscenico" della casa di accoglienza, non troppo caratterizzati, forse un po' antipatici (Angelo di sicuro, ma de gustibus); capitoli odiosamente brevi, che ci fanno conoscere uno sprazzo della vita con padre Costantino per poi subito passare ad altro, bruscamente (più di una volta sono tornato alla pagina precedente, per accertarmi di non aver saltato un passaggio o addirittura una pagina). Quando ho terminato il libro, ciò che ho pensato è stato un Mah...
La storia, per certi versi, è come se fosse stata trattata superficialmente e fosse rimasta appesa.
Anche per quanto riguarda la faccenda del Male, mi aspettavo avvenimenti più eclatanti, ma in realtà si è trattato di scelte fatte dai ragazzi o di avvenimenti fortuiti.
Non me la sento di demolire questo libro, perché, tutto sommato, è un libro passabile, con una storia mediocre, che non annoia: da scegliere se si è ancora indecisi sul prossimo libro da leggere e si vuol "prendere tempo" grazie a queste 180 pagine.


Passabile

giovedì 1 gennaio 2015

Le cronache di Narnia, di C.S. Lewis

Appartengo a quella schiera di lettori che non amano leggere libri eccessivamente popolari. Motivo per cui ho conosciuto in maniera approfondita il mondo di Harry Potter solamente a dicembre 2013.
Per lo stesso motivo ho un po' snobbato Le cronache di Narnia, ma, ritenendola una sorta di lettura "necessaria", mi sono deciso a leggerla.
E a volermi bastonare per non aver letto prima la saga.

Le Cronache di Narnia, di C.S. Lewis
Mondadori, 1152 pagine
Trama: Viaggi fino alla fine del mondo, creature fantastiche, epiche battaglie tra il bene e il male: cosa avrebbe potuto aspettarsi di più un lettore? Scritto nel 1949 da C.S. Lewis, "Il leone, la strega e l'armadio" inaugurò la serie dei sette volumi che sarebbero divenuti celebri come "Le Cronache di Narnia". Un capolavoro che trascende il genere fantasy, ormai riconosciuto tra i classici della letteratura inglese del Novecento. C.S. Lewis lo scrisse con la dichiarata intenzione di rivolgersi ai bambini, ma non solo a loro. Era convinto, infatti, che "un libro non merita di essere letto a dieci anni se non merita di essere letto anche a cinquanta". Un'incredibile girandola di personaggi (fauni, ninfe, streghe, animali parlanti, eroici guerrieri), per il ritmo incalzante dell'avventura, ma anche per l'insolito spessore che tradisce l'immensa cultura di un autentico scrittore, noto medievalista dell'Università di Oxford, capace di attingere dalla vasta letteratura inglese quanto dalle allegorie dantesche.

Ho divorato i sette libri nel giro di sei giorni (la "scusa" usata con gli amici è stata che i libri non superavano le 200 pagine ciascuno), sei giorni che sono stati grandiosi e magici.
Il mio libro preferito della serie è Il nipote del mago, il primo in ordine cronologico (interno) che narra le vicende alla base della fondazione del regno di Narnia.
Lewis adotta, in tutta la saga, uno stile leggero, a tratti divertente e ironico, che rende tutte le vicende piacevolmente leggibili.
I personaggi forse non sono ben caratterizzati come in altri romanzi, ma, trattandosi di una serie "per bambini" (ma, come lo stesso Lewis scrive nell'introduzione, destinata anche agli adulti, che amano ritornare all'infanzia), questa "superficialità" è del tutto scusabile.
I fratelli Pevensie, protagonisti dal secondo al quinto libro, mi sono molto piaciuti, specialmente Lucy, tenera e dolce; meno piacevoli (ma forse perché mi ero affezionato ai quattro Pevensie) il loro cugino Eustachio e la sua amica Jill.
Non è un amore?
Il leone Aslan è una figura autorevole e potente, che però alcune volte è assimilabile quasi a un deus ex machina, risolutore di situazioni difficoltose.
Tenerissime le tante figure mitologiche e animali, come la simpatica coppia di castori, il gentile signor Tumnus e tutti gli animali parlanti che rappresentano il popolo di Narnia.
Se penso alla parola Narnia, nella mia mente vengono evocate straordinarie e lussureggianti praterie verdi smeraldo, sconfinate foreste, sterminati mari e una sensazione di pace e serenità. Narnia è una sorta di paradiso (sebbene in ognuno dei sette libri venga scossa da un dato evento) dove sarebbe bellissimo perdersi, vagando in territori affascinanti e sconosciuti, pieni di animali fantastici, che magari sorseggiano tè e sgranocchiano pasticcini, all'ombra di una grande quercia.
Quando sono giunto alla parola fine del settimo libro, mi è scesa una malinconia pazzesca, perché avevo terminato una serie che mi aveva in qualche modo emozionato e fatto sognare, alleggerendomi un po' dalle tante, e forse stupide, preoccupazioni quotidiane.

Libro fantastico, consigliatissimo!
Voi avete letto Le cronache? Che ne pensate?

Buon 2015!

Buon anno a tutti, amici lettori!
Cosa ne pensate del 2014? È stato un buon anno? O forse è stato da buttare?
Personalmente, tirando le somme, è stato un buon anno, con i suoi pro e i suoi contro, con alcuni traguardi raggiunti e altri ancora troppo lontani; ma, un anno tutto rose e fiori forse lo devono ancora inventare.
La mia affermazione è valida solo se eliminiamo l'ultimo dell'anno.

Pronto, Miley? Sì, avrei bisogno di un favore...

Sono accadute tante di quelle cose assurde e dannatamente stupide, tragiche e comiche da poterci riempire un libro. Giuro, per una volta ringrazio le giornate di 24 ore: non immagino cosa sarebbe potuto succedere ancora con una manciata di ore in più, forse un'invasione di alieni.

La prospettiva potrebbe attrarmi parecchio
Se la catena di eventi pazzeschi continuerà a succedersi, mi sa proprio che inizierò a cercare un rimedio su internet contro il malocchio.

Bando alle ciance e ciance alle bande, il 2014 è passato, andato, partito, bon voyage!
Accogliamo il 2015, che per le semplici cifre in esso contenuto mi ispira moltissimo: sono due numeri tondi (ok, il 15 non esattamente, ma è multiplo di 5, e i multipli di 5 mi piacciono un sacco, sono così... ordinati) che emanano un'aura di positività, per non so quale motivo.
In ogni caso, il 2015 sarà un anno col botto, per il semplice fatto che il sottoscritto diventerà maggiorenne! Se al modello base l'universo volesse aggiungere anche qualche optional... be', gliene sarei molto grato (so che non avete la minima idea di cosa io stia parlando, ma va bene così, credetemi).
E voi, cosa vi aspettate da questo 2015?

La mappa del tempo, di Felix J. Palma

Inspira profondamente. Espira. Sgranchisciti le dita. Sì, ce la puoi fare. Devi solo recensire un libro.
Più facile a dirsi che a farsi.


Eccomi qui, pronto (ma anche no) a recensire il primo libro su Rifugio di Carta, nonché l'ultimo del 2014:


La Mappa del Tempo

La mappa del Tempo, Félix J. Palma
Castelvecchi - LIT Libri In Tasca
640 pagine

Trama: Ammettiamolo: quanti di noi vorrebbero cambiare il passato e scoprire il futuro? Salvare una vita, fuggire da un'epoca scomoda, prendere una differente decisione o semplicemente girare a zonzo nel tempo.
È quanto vorrebbero fare Andrew Harrington e Claire Haggerty, e la Viaggi Temporali Murray sembrerebbe fatta proprio per loro: l'agenzia assicura di poter mostrare ai suoi clienti del 1896 il mitico anno 2000, data della battaglia finale tra il genere umano e i malvagi automi.
Andrew spera così di poter salvare la sua amata Marie, uccisa da Jack lo Squartatore; Claire, invece, spera di poter fuggire dalla pomposa, noiosa e insoddisfacente epoca vittoriana, epoca alla quale non sente di appartenere.
Nella rosa dei personaggi spicca lo scrittore di fantascienza H.G. Wells, che compare in tutti e tre i filoni narrativi del romanzo, nonché figure ambigue come Gilliam Murray o l'uomo del futuro Marcus Rhys.


Premetto che l'argomento dei viaggi nel tempo mi affascina tantissimo, e forse anche per questo il libro mi è piaciuto tantissimo. Dico anche in quanto credo che, oggettivamente, il romanzo meriti tantissimo.
Nonostante la mole abbastanza considerevole, il libro si rivela una lettura davvero piacevole e leggera, che intriga sempre e non stanca mai.
La Repubblica l'ha definito "un romanzo senza tregua", definizione che calza a pennello. 
La Mappa del Tempo è in continuo movimento, i fatti si susseguono rapidi, ma ordinati e ben costruiti. La narrazione presenta, ovviamente, diversi momenti di riflessione, che contribuiscono a dare maggior spessore ai personaggi.
Il narratore ama ricordarci la sua onniscienza: lui vede tutto e sente tutto, e con toni ironici ce lo fa spesso presente.

I personaggi sono ben costruiti, ognuno con una sua "profondità": le paura, le speranze, ma anche il loro modo di vivere e di pensare, tutto questo traspare su carta.
Tra i personaggi ho apprezzato moltissimo H.G. Wells e Claire.
Claire è il personaggio in cui forse molti si riconosceranno, sotto alcuni aspetti; Claire è una giovane ragazza della Londra di fine Ottocento, che tutti reputano eccessivamente eccentrica e strana: lei stessa ammette di aver rovinato più serate di quanto sia ammissibile per una donna in età da marito.
Claire, amante dei romanzi, crede di esser nata nell'epoca sbagliata, dove non potrà mai vivere l'amore e la vita che sogna: i tempi sono cambiati rispetto alle epoche decantate nei suoi libri; e possono cambiare ancora, grazie alla Viaggi Temporali Murray, che con i viaggi nel tempo apre una breccia nella sfiducia di Claire.
Wells è da molti ritenuto, assieme a Verne, il padre della fantascienza, ed è stato lui, grazie al suo romanzo La macchina del tempo, ad aver messo in fibrillazione tutta l'Inghilterra con la prospettiva di poter viaggiare nel tempo.
Wells si rivelerà un personaggio imprescindibile per la storia e molto affascinante: nonostante la sua "potenza" di scrittore, Bertie (come lo chiama la moglie) si sente instabile, in bilico tra il successo e lo sfacelo, e reputa di non riuscire a dare il meglio di sé nemmeno con i romanzi che tanto ama a scrivere.

Sono stato davvero contento che La mappa del Tempo sia stato l'ultimo libro letto dell'anno, perché mi ha regalato tre giorni (l'ho praticamente divorato) pieni di emozione, tra omicidi, viaggi nel tempo, guerre futuristiche e personaggi sui generis.


Libro fantastico, consigliatissimo!

P.S. Credo proprio che leggerò La macchina del tempo di Wells, prossimamente!

mercoledì 31 dicembre 2014

Anno (quasi) nuovo, blog nuovo

Ebbene sì. Il 31 dicembre, quando si tirano le somme dell'anno appena trascorso, si calcolano i suoi alti e bassi, si verificano se i traguardi prefissati sono stati raggiunti o meno e contemporaneamente ci si prepara a stilare una lista di buoni propositi per l'anno che verrà (primo tra tutti, forse, quello di una bella dieta post-abbuffata natalizia), ho deciso di aprire il Rifugio di Carta, dove recensire i libri letti (piaciuti o meno), discutere sulle nostre letture, dare consigli e, perché no?, altro ancora.
Onestamente è un'idea che covo da moltissimo tempo, idea che unisce due mie grandi passioni: la scrittura e la lettura. 
Ora, del primo punto sono un po' titubante: per quanto mi dicano che so scrivere bene, rimango un po' scettico, dato che io tutta questa bravura non la vedo.
 Il mio grandissimo problema è che ho sempre la mente piena di idee e di concetti che fatico a mettere su carta (o più spesso "su schermo"): l'idea è lì, nella mia testa, e allora l'afferro e inizio a manipolarla, a darle una forma. E ci riesco piuttosto bene. Il problema è il "salto metafisico" che quella idea, seppur plasmata, deve compiere per passare dalla mia mente alla "realtà": è come se, proprio come sostiene Platone (perdonatemi questo velocissimo e forse superfluo excursus filosofico), il semplice "stare" nel mondo reale renda imperfetto ciò che prima, nel mondo intellegibile, era così perfetto (sì, okay, Platone non diceva esattamente così, ma l'idea è quella)
Dunque, perdonate questo post un po' confusionario e forse anche un po' inconcludente: è pur sempre il mio primo post! E anzi, se avete consigli e/o critiche da farmi, commentate qui sotto!

Venendo a noi, forse è giunto il momento di presentarsi.
Sono Giuseppe, 17enne appassionato di lettura e, ahimè, di poche altre cose, tra cui spiccano le serie TV (qualcuno ha nominato Doctor Who?). Frequento il Liceo Classico, quella scuola (all'apparenza) per molti del tutto inutile, ma che a me ha dato (o meglio, sta dando) davvero tanto e che credo davvero apra la mente (ovviamente solo se noi vogliamo che essa si apra veramente e non riceviamo passivamente le nozioni impartiteci).

Come ho detto prima, l'idea di aprire un sito dove poter recensire libri risale a parecchio tempo fa, tuttavia solo ora ho deciso di iniziare a darmi da fare: come ha scritto Felix Palma ne La mappa del tempo, che ho appena terminato di leggere, appartengo a quel gruppo di persone "che odiano scrivere, ma adorano aver scritto". Spero di riuscire a eliminare quel verbo così fastidioso, odiare, il più presto possibile.
Soprattutto, spero di aggiornare Rifugio di Carta con una certa costanza e assiduità e di non renderlo l'ennesimo progetto iniziato e lasciato alla deriva, ma su questo punto sono piuttosto fiducioso.

Per quanto riguarda la scelta del titolo, non ho avuto (stranamente) grosse difficoltà, forse perché ero a corto di idee, poiché mi piace pensare che sia stato esso stesso a imporsi.
Inizialmente avevo pensato a Bovarism, titolo che mi affascinava, dato che credo che il bovarismo (lancio una velocissima definizione: tendenza di evasione dalla realtà; termine coniato dal romanzo di Flaubert Madame Bovary, dove appunto Emma, insoddisfatta di sé e del suo modus vivendi, evade dalla realtà sia grazie alla lettura sia grazie ad amori extraconiugali - ehi, non giudichiamola!) sia la causa per il quale noi lettori amiamo addentrarci nel mondo dei libri.
Ho scartato questo titolo, però, poiché mi sembrava "incompleto", non mi suonava bene.
A dirla tutta, con una sorta di "sinestesia" (prendiamo questo termine in senso moooolto lato), se penso a Bovarism, la frase si autocompleta con is a ***-ism (vi prego, non chiedetemi con cosa sostituire quegli asterischi, perché davvero non lo so), una sorta di orrendo slogan per una qualche pubblicità per un qualche prodotto. 
Seleziona Bovarism---->Tasto destro del mouse---->Elimina
Dopo aver eliminato questo incompleto "slogan" da quattro soldi, nella mia mente si è imposto il titolo Rifugio di Carta, che mi è subito piaciuto, dato il tono per me altamente evocativo.
L'idea di fondo è sostanzialmente la stessa del bovarismo (nel senso in cui lo intendo io): rifugiarsi in un mondo altro tramite i libri, straordinari portali d'accesso verso l'infinito e verso una sorta di immortalità (quante vite abbiamo vissuto, leggendo?), perché la realtà non ci soddisfa o, addirittura, non ci piace; tuttavia l'idea mi pare ancora più marcata, perché rimanda indiscutibilmente ai libri, e la scena che mi immagino è quella di un bambino che apre un libro che improvvisamente si trasforma in una casa fatta di carta, dove può sentirsi "a casa", felice e al sicuro.
Voi cosa ne pensate? Vi piace come nome? 
 
Sperando che qualcuno legga questo post (mamma mia che negatività!), auguro a tutti buon anno!