mercoledì 31 dicembre 2014

Anno (quasi) nuovo, blog nuovo

Ebbene sì. Il 31 dicembre, quando si tirano le somme dell'anno appena trascorso, si calcolano i suoi alti e bassi, si verificano se i traguardi prefissati sono stati raggiunti o meno e contemporaneamente ci si prepara a stilare una lista di buoni propositi per l'anno che verrà (primo tra tutti, forse, quello di una bella dieta post-abbuffata natalizia), ho deciso di aprire il Rifugio di Carta, dove recensire i libri letti (piaciuti o meno), discutere sulle nostre letture, dare consigli e, perché no?, altro ancora.
Onestamente è un'idea che covo da moltissimo tempo, idea che unisce due mie grandi passioni: la scrittura e la lettura. 
Ora, del primo punto sono un po' titubante: per quanto mi dicano che so scrivere bene, rimango un po' scettico, dato che io tutta questa bravura non la vedo.
 Il mio grandissimo problema è che ho sempre la mente piena di idee e di concetti che fatico a mettere su carta (o più spesso "su schermo"): l'idea è lì, nella mia testa, e allora l'afferro e inizio a manipolarla, a darle una forma. E ci riesco piuttosto bene. Il problema è il "salto metafisico" che quella idea, seppur plasmata, deve compiere per passare dalla mia mente alla "realtà": è come se, proprio come sostiene Platone (perdonatemi questo velocissimo e forse superfluo excursus filosofico), il semplice "stare" nel mondo reale renda imperfetto ciò che prima, nel mondo intellegibile, era così perfetto (sì, okay, Platone non diceva esattamente così, ma l'idea è quella)
Dunque, perdonate questo post un po' confusionario e forse anche un po' inconcludente: è pur sempre il mio primo post! E anzi, se avete consigli e/o critiche da farmi, commentate qui sotto!

Venendo a noi, forse è giunto il momento di presentarsi.
Sono Giuseppe, 17enne appassionato di lettura e, ahimè, di poche altre cose, tra cui spiccano le serie TV (qualcuno ha nominato Doctor Who?). Frequento il Liceo Classico, quella scuola (all'apparenza) per molti del tutto inutile, ma che a me ha dato (o meglio, sta dando) davvero tanto e che credo davvero apra la mente (ovviamente solo se noi vogliamo che essa si apra veramente e non riceviamo passivamente le nozioni impartiteci).

Come ho detto prima, l'idea di aprire un sito dove poter recensire libri risale a parecchio tempo fa, tuttavia solo ora ho deciso di iniziare a darmi da fare: come ha scritto Felix Palma ne La mappa del tempo, che ho appena terminato di leggere, appartengo a quel gruppo di persone "che odiano scrivere, ma adorano aver scritto". Spero di riuscire a eliminare quel verbo così fastidioso, odiare, il più presto possibile.
Soprattutto, spero di aggiornare Rifugio di Carta con una certa costanza e assiduità e di non renderlo l'ennesimo progetto iniziato e lasciato alla deriva, ma su questo punto sono piuttosto fiducioso.

Per quanto riguarda la scelta del titolo, non ho avuto (stranamente) grosse difficoltà, forse perché ero a corto di idee, poiché mi piace pensare che sia stato esso stesso a imporsi.
Inizialmente avevo pensato a Bovarism, titolo che mi affascinava, dato che credo che il bovarismo (lancio una velocissima definizione: tendenza di evasione dalla realtà; termine coniato dal romanzo di Flaubert Madame Bovary, dove appunto Emma, insoddisfatta di sé e del suo modus vivendi, evade dalla realtà sia grazie alla lettura sia grazie ad amori extraconiugali - ehi, non giudichiamola!) sia la causa per il quale noi lettori amiamo addentrarci nel mondo dei libri.
Ho scartato questo titolo, però, poiché mi sembrava "incompleto", non mi suonava bene.
A dirla tutta, con una sorta di "sinestesia" (prendiamo questo termine in senso moooolto lato), se penso a Bovarism, la frase si autocompleta con is a ***-ism (vi prego, non chiedetemi con cosa sostituire quegli asterischi, perché davvero non lo so), una sorta di orrendo slogan per una qualche pubblicità per un qualche prodotto. 
Seleziona Bovarism---->Tasto destro del mouse---->Elimina
Dopo aver eliminato questo incompleto "slogan" da quattro soldi, nella mia mente si è imposto il titolo Rifugio di Carta, che mi è subito piaciuto, dato il tono per me altamente evocativo.
L'idea di fondo è sostanzialmente la stessa del bovarismo (nel senso in cui lo intendo io): rifugiarsi in un mondo altro tramite i libri, straordinari portali d'accesso verso l'infinito e verso una sorta di immortalità (quante vite abbiamo vissuto, leggendo?), perché la realtà non ci soddisfa o, addirittura, non ci piace; tuttavia l'idea mi pare ancora più marcata, perché rimanda indiscutibilmente ai libri, e la scena che mi immagino è quella di un bambino che apre un libro che improvvisamente si trasforma in una casa fatta di carta, dove può sentirsi "a casa", felice e al sicuro.
Voi cosa ne pensate? Vi piace come nome? 
 
Sperando che qualcuno legga questo post (mamma mia che negatività!), auguro a tutti buon anno!